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12 maggio 2012
piccolo aggiornamento pesante
Stanotte non ho dormito un cazzo.
Mi son svegliata verso l’una e non riuscivo a riprendere
sonno.
Ne ho approfittato per far fare alla nana qualche pipì,
visto che ha voluto andare a letto senza pannolino per dimostrare al mondo di
essere grande.
Poi ho letto. Peccato che il libro che stavo leggendo (http://www.ibs.it/code/9788804567936/daloja-francesca/sogno-cattivo.html)
e che avevo comprato solo perché costava poco, mi prendesse da matti, così più
leggevo più il sonno mi passava.
Poi, ad un certo punto, temevo di finirlo, quel bel libro. Così,
volendo tenermene qualche pagina per l’indomani, ho spento la luce.
Ma il criceto girava in maniera furibonda nella sua ruota
ubicata proprio dentro alla mia testa. E non riuscivo proprio a fermarlo.
Ieri abbiamo avuto la risonanza di controllo della nana.
Io mi sentivo serena, di fondo, come ogni volta, perché so
la nana sta e starà bene.
Ma, appunto, si tratta di una serenità di fondo. È come se
nello sfondo sereno, appunto, ci siano costantemente delle bolle d’ansia e di
paura allucinanti.
Io ogni volta capisco che mai, come quando la nana esce
dalla risonanza, ho paura.
Mai come in quei dieci minuti che lei impiega a svegliarsi e
un dottore dal reparto a venirci incontro e ai ragazzi dell’ambulanza a venirci
a prendere, mi cago letteralmente addosso.
Mai come in quel breve periodo di tempo cerco di
interpretare ogni segno.
Guardo le facce di quelli che passano in corridoio e cerco
di capire se ci ignorano perché hanno da fare o perché preferiscono non
incontrare il nostro sguardo.
Cerco di interpretare la gentilezza dell’infermiera di turno
e mi sforzo di leggere cosa c’è nel suo accarezzarmi un braccio, se un semplice
gesto di cortesia o invece di pietà perché magari ha intercettato i discorsi
dei medici.
Mi sento una moderna aruspice, che cerca non nelle interiora
degli animali o nei voli degli uccelli, ma in
qualsiasi altra cosa, un’interpretazione, un segno.
Poi ci sono quei 10 nanosecondi dopo che rivolgo la domanda
diretta al dottore, in cui lui ha bisogno del tempo fisico per formulare una
risposta e sono i 10 nanosecondi più lunghi e pesanti della mia vita e ogni
volta valgono come 10 anni.
Considerando che avremo da fare un’altra decina di
risonanze, più tutto il resto, temo che ai 50 anni non ci arrivo e forse
neanche ai 45.
| inviato da billo il 12/5/2012 alle 15:55 | |
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4 aprile 2012
la femmina alfa
La femmina alfa non compra scarpe in maniera compulsiva.
La femmina alfa non sente un criceto girare in una ruota dentro al
proprio cervello per la maggior parte del tempo.
La femmina alfa non sta ore nel dubbio su quale colore di
smalto mettere alle unghie dei piedi. E almeno il doppio del tempo per le
unghie delle mani.
La femmina alfa non arranca, neanche quando c’è da andare a
fare la spesa, portare la macchina dall’elettrauto e recuperare i cuccioli da
qualche parte.
La femmina alfa ha poi il branco che si occupa dei cuccioli,
ma va bè.
La femmina alfa non ha ansie da prestazione quando deve
andare alle riunioni a scuola, nei confronti delle altre femmine, mamme di
altre cuccioli, o delle maestre.
La femmina alfa non si fa prendere dallo sconforto quando
legge la lista dettagliata delle cose che il cucciolo deve portare in occasione
della gita scolastica.
La femmina alfa non si commuove il primo giorno di scuola
del cucciolo. È felice e fiera, ma non le cola il rimmel.
La femmina alfa non blatera cose a caso, in nessuna
occasione.
La femmina alfa usa le parole giuste al momento giusto. Come
il colore dello smalto, del resto. E dell’ombretto. E del fondotinta.
La femmina alfa non si fa prendere dal “devo bere almeno un
litro e mezzo di acqua al giorno” per poi berselo tutto in una volta appena
prima di andare a letto, così che passerà una notte d’inferno avanti e indietro
dal cesso.
La femmina alfa non si depila un minuto prima di uscire per
andare in piscina, col rasoio del maschio (non necessariamente alfa), rischiando
anche di sminchiarsi le gambe e le ascelle. La femmina alfa è sempre
perfettamente depilata, liscia e scrubata. Per ogni evenienza.
La femmina alfa non prende quasi mai la pizza d’asporto in
giorno feriale perché non ha voglia per un cazzo di cucinare qualsiasi cosa.
Qualora la femmina alfa non avesse voglia per un cazzo di cucinare, nel freezer
troverebbe, perfettamente impacchettata ed etichettata, una cena completa.
La femmina alfa non usa il freezer per stivare cibo comprato
e lasciato in frigo fino al giorno prima della sua scadenza.
La femmina alfa non si riduce la sera prima della
dichiarazione dei redditi a cercare scontrini della farmacia, ricevute del
medico, dichiarazione dei redditi degli anni precedenti, per poi, il giorno
dopo, telefonare comunque al numero verde per posticipare l’appuntamento e
ritrovarsi, comunque, la sera prima dell’appuntamento posticipato a cercare
scontrini della farmacia, ricevute del medico, dichiarazione dei redditi degli
anni precedenti. La femmina alfa probabilmente ha sposato un maschio alfa
commercialista che si occupa di scontrini della farmacia, ricevute del medico,
dichiarazione dei redditi degli anni precedenti.
La femmina alfa non ha le farfalline della farina nella
credenza.
La femmina alfa non dice al maschio alfa che la gonna nuova
di liu jo gliel’ha passata una collega carinissima che ha cambiato taglia. La
femmina alfa compra gonne di liu jo e basta.
La femmina alfa non resta mai senza parole.
La femmina alfa lascia gli altri senza parole, molto spesso.
La femmina alfa non lascia i cuccioli a guardare la tv per
scrivere minchiate sul blog.
La femmina alfa ha sempre tutto sotto controllo. Non la
maggior parte delle volte né la maggior parte delle cose. Sempre e tutto. Tutto
e sempre.
La femmina alfa cammina perfettamente sul tacco 12, anche se
il marciapiede è pieno di buche e non cade neanche se la spingono.
La femmina alfa non è una figa di legno.
La femmina alfa riconosce il maschio alfa dall’odore. Ed è
fatta.
La femmina alfa non si pente mai di quello che ordina al
ristorante.
La femmina alfa non si fa prendere dallo sconforto.
La femmina alfa non si sente bipolare.
La femmina alfa non sbaglia a mandare email o sms.
La femmina alfa non dà l’invio prima del tempo.
La femmina alfa è fiera di essere femmina e mai e poi mai si
sognerebbe di invidiare un maschio e pensare di essere come un maschio. Anche se
la femmina alfa, dei maschi giusti, si fida e li ama.
La femmina alfa è una combattente e una vincente.
Io di femmine alfa ne conosco una sola.
Una piccola femmina alfa in potenza.
Ha 4 anni e gli occhialini rosa.
| inviato da billo il 4/4/2012 alle 20:33 | |
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3 aprile 2012
il maschio alfa
Il maschio alfa è di poche parole.
Il maschio alfa nel week end non sta sul divano a guardare la tv o a giocare alla play station, ma esce in giardino (qualsiasi tempo faccia) e, a mani nude, sradica un albero che non gli sta bene dov’è.
Il maschio alfa se ne intende di motori e non ha paura di infilare le mani in una biella e sporcarsele di unto meccanico. Magari si sporca anche la camicia, ma non c’è problema.
il maschio alfa funziona tipo che se resti ferma in autostrada, lo chiami, lui non ti chiede la rava e la fava di come mai ti si è fermata e che rumore faceva prima di fermarsi e se aveva dato segni di funzionare male anche qualche giorno fa e compagnia bella, ma dice una sola parola “arrivo”. E arriva veramente. Ti fa spostare da davanti al cofano aperto e te la fa ripartire. Senza proferire verbo.
Il maschio alfa è una specie di athaualpa o qualche altro dio che dice al malcapitato qualcosa tipo: “descansate niño, che continuo io…” (cit.)
Il maschio alfa nel gruppo degli indecisi che non sanno dove andare, cosa fare, dove vanno e, soprattutto, perché lo fanno, ascolta tutti ma non dà corda a nessuno e, ad un certo punto, prende su e va per la direzione giusta. E tutti lo seguono.
Il maschio alfa ha il navigatore in macchina ma lo caga il giusto. se la signorina blaterante tergiversa ed esagera con inversioni ad U e robe del genere, lui lo spegne, ma senza stizza, e va dritto per la strada che ritiene giusta e arriva a destinazione anche prima del previsto. il maschio alfa ha senso dell'umorismo ma non è un buffone. fa poche battute, ma mirate e che centrano il bersaglio. magari arrossisce anche mentre le dice. il maschio alfa è talmente maschio alfa che ti fa fare quello che vuole. ma lasciandoti credere che tu lo stia aiutando a farlo. il maschio alfa non si perde nei vezzeggiativi o nei superlativi. usa semplicemente degli aggettivi. che sono quelli giusti. il maschio alfa non si perde nei meandri della moda. un paio di jeans anche un po' logori, una polo blu o una camicia con le maniche arrotolate e passa la paura. il maschio alfa non fa della flanella ma va dritto al sodo. il maschio alfa ama la femmina alfa. tutta la vita. senza bisogno di sovrastrutture e di convenzioni sociali o religiose. loro si annusano e decidono che sono proprio loro quelli che concepiscono e crescono i cuccioli. e che staranno insieme per sempre. davvero finchè morte non li separi. il maschio alfa è la mia ultima ossessione. voglio leggere e documentarmi. e capire perchè mai nei lupi funziona e nell'essere umano no. cazzo.
| inviato da billo il 3/4/2012 alle 18:23 | |
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8 marzo 2012
ussignur
La BUONA notizia è che il giovedì mattina vado in piscina.
A fare idrobike.
Cioè: la notizia VERA è che qualche mese fa mi sono iscritta in piscina, per fare idrobike e che oggi, dopo un pochino di tempo, ho fatto la seconda lezione.
Gli aspetti NEGATIVI di questa cosa sono molteplici.
Mi limiterò ad enumerarne alcuni.
1. Odio la piscina. Non so nuotare e odio dover entrare in una vasca piena d’acqua che sia più grande della vasca di casa mia. A dire il vero non entro praticamente mai neanche nella vasca di casa mia, prediligendo la doccia. In una delle mie vite precedenti presumo di essere morta affogata sul titanic. Tutta quell’acqua mi dà l’ansia. Non riesco a staccarmi da un qualsiasi appiglio che sia ben ancorato alla terra ferma.
2. A quell’ora in piscina sono tutti anziani o ciccioni. Va bè che anch’io non sono di primo pelo e non sono una silfide. ma va bè. È un dato di fatto. Di giovani e aitanti non ne ho mai (due volte su due) visti.
3. Non ho ancora capito se posso o non posso fare colazione prima di entrare in piscina. Se la faccio (l’altra volta) mi sembra di sentirmi appesantita e rischio quella cosa che si rischia ad andare in acqua appena dopo mangiato. Se non la faccio (oggi) il rumore del mio stomaco rischia di diventare imbarazzante.
4. Lo spogliatoio della piscina è il posto meno confortevole che un essere umano possa concepire.
5. La possibilità che una calza possa cadermi in una pozza d’acqua di cui è pieno il pavimento dello spogliatoio di cui sopra mi terrorizza. Idem l’idea di pestare quelle pozze col piede solo coperto dalla calza.
6. Io, che certo non verrò ricordato per la cura e l’ordine con cui tiene la sua macchina, odio il pensiero di avere, da stamattina alle 10, un borsone pieno di accappatoio/costume/ciabatte bagnati nel bagagliaio.
7. Stamattina ho visto una cosa disgustosa fluttuare nell’acqua della piscina e temo non fosse una medusa.
8. Nessuna delle colleghe di corso che ho visto due o tre mesi fa (quando ho fatto la precedente lezione) mi sembra minimamente dimagrita. O anche loro sono venute due o tre mesi fa e poi son tornate oggi, come me, o non si applicano (in effetti una di fianco a me sembrava infastidita dagli spruzzi…mica puoi dimagrire se alla lezione di idrobike ti infastidiscono gli spruzzi! Eccheccazzo).
9. Mi tocca stare a lavorare fino ad un orario indicibile per recuperare il ritardo con cui arrivo la mattina, mentre io sono una di quelle a cui piace arrivare presto e andarmene presto, come la signora luisa che solo i più anzianotti ricorderanno.
Va bè.
E comunque buon 8 marzo.
| inviato da billo il 8/3/2012 alle 18:26 | |
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2 marzo 2012
ad alecian
Per provare a scrivere di certe cose credo bisogna lasciar passare un pochino di tempo.
Come far decantare qualche tipo di vino rosso prima di berlo, nell’apposito bottigliozzo.
Però poi nasce l’urgenza di farlo, non si può più aspettare. Soprattutto se si apre fb, una mattina in cui si è anche un pochino più stanchi del solito (è venerdì), e si vede una foto con due persone speciali. Una grande, che si conosce da qualche tempo e a cui una volta si è anche dato un bacio speciale, in un momento particolare e lei, grandissima donna, è anche riuscita a farci due risate sopra. L’altra personcina è nuova nuova, piccola piccola, appena spuntata, come una gemmina da un ramo a primavera.
Poi si legge la didascalia della foto, la si guarda bene bene e si capisce.
Parte tutta una serie di pensieri, complessi, emozionanti, tristi, allegri. Tanti.
Tante volte avrei voluto dire qualcosa di intelligente alla persona grande della foto. Scriverle qualcosa di saggio. Ma qualsiasi verbo con cui avrei potuto cominciare qualsiasi frase mi sembrava inadeguato. “capisco”? no, assolutamente. “immagino”? neanche lontanamente. Per quanto le nostre strade si siano incrociate, per quanto una parte del percorso sia stato dannatamente in comune, io non posso immaginare neanche un briciolo. Capire neppure.
Quindi il silenzio ha sempre, o quasi, prevalso.
E anche in questo momento speciale, a parte qualche messaggino, qualche cuoricino, qualche parola, inadeguata, ho continuato a fare prevalere la strada del silenzio.
Dopo 20 anni, finalmente capisco la mia prof di filosofia quando diceva “di kant c’è talmente tanto da dire che preferisco non dirvi niente”. Sembrava una cagata pronunciata da una pazza, ma in fondo aveva un che di assolutamente vero.
Io vorrei solo dire a quella persona speciale che una volta ho baciato in maniera buffa, che non capisco e non immagino, ma che le voglio bene, che, anche se si sarà (giustamente) stufata di sentirselo dire, è veramente una persona speciale, una delle mamme più grandiose che mi sia mai capitato di incrociare.
Alla personcina nuova di zecca vorrei innanzitutto fare un coccolino, annusarmelo tutto, sbaciucchiarmelo (anche se so che non va bene sbaciucchiare troppo le personcine nuove di zecca) un bel po’, sballonzolarmelo per farlo addormentare, farmi addormentare il braccio perché a spostarmi di un millimetro si sveglierebbe e poi, magari un giorno, quando sarà meno nuovo di zecca, raccontargli della fortuna che ha avuto ad arrivare qui ora. Ad avere la mamma che ha.
Poi gli racconterei anche che si chiama proprio come un tipo di cui la zia di bologna era un po’ innamorata quando era giovane e questa è proprio una cosa da vecchia zia carampana e rimbambita e credo che la sua mamma mi prenderebbe un bel po’ per il culo e sarebbe bello così.
Perché la presa per il culo e le risate caccerebbero via il magone e la commozione per tutto quello che sta dietro (e sopra e difianco) a quella personcina nuova di zecca a cui noi vogliamo un sacco di bene e che a maggio andremo tutti insieme a conoscere, annusare, sbaciucchiare ecc ecc…
b
| inviato da billo il 2/3/2012 alle 9:9 | |
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1 marzo 2012
andata
Diciamo che anche questa settimana il giovedì è stato sfangato.
Quasi.
Il difficile, a dire il vero, è cominciato il mercoledì sera. Cioè ieri sera. Cioè quando, con mestizia, ma relativa, sono andata all’appuntamento col dentista pupo.
Arrivo e, invece della solita infermiera cicciotta e amichevole, mi apre la ridanciana, senza siringone in mano, ma con quel suo cazzo di sorriso stampato sulla faccia, dietro la mascherina.
E già la scena avrebbe dovuto farmi presagire qualcosa.
Il dentista pupo aveva tutta un’aria molto più mesta del solito. Io, a dire il vero, avevo provato ad andare all’appuntamento tutta elegante, con anche un filo di tette di fuori, sperando di accattivarmi la sua amicizia.
Invece no.
Mi ha fatto una lastrina e mi ha dato la ferale notizia. Praticamente ‘sta carie (di cui nessuno si era mai accorto ad occhio nudo) è più profonda delle altre, dista solo 1,3 mm dalla parte viva del dente. Pare che in letteratura le carie vadano via lisce fino a 1,5 mm dalla parte viva del dente. Con distanze inferiori si comincia a parlare di DE-VI-TA-LIZ-ZA-ZIO-NE. Che solo a pensare alla parola mi viene la pelle d’oca. E per la DE-VI-TA-LIZ-ZA-ZIO-NE lui ha bisogno di tempo. Quindi mi ha dato un nuovo appuntamento per un’altra data alle 9 del mattino, prevedendo, probabilmente, di farsi il giornatone insieme al mio cazzo di dente e alla sua cazzo di carie profonda e vicina addirittura 1,3 cazzo di mm alla cazzo di parte viva del dente.
E questo era mercoledì sera.
Stamattina, per sfanculare definitivamente almeno un giovedì all’anno della mia vita, avevo deciso di prendere appuntamento per tutta una mega offertona di groupon: 39 euro per un fracco di trattamenti, tipo peeling al viso, al corpo, massaggio, pedicure e lampada. Tjè. Alla faccia del giovedì.
Quindi stamattina, bestemmiando anche un po’ col navigatore (ma poi aveva ragione lui), mi avvio verso l’estetica oasi.
Arrivo anche più facilmente del previsto ma recupero il tempo guadagnato vagolando sul marciapiede cercando l’entrata che, poi, si scoprirà mascherata da negozio di abbigliamento con saldi, mentre era proprio quella dell’estetica oasi.
Entro e c’era l’estetista più scoglionata della storia delle estetiste. Non tanto con me (anzi! E aggiungerei anche un “purtroppo” che dopo si capirà meglio) ma con il resto del mondo.
Per farla breve: estetista con forte accento romano (e in questo non ci sarebbe niente di male in sé), che si definisce “l’estetista esaurita” e che mentre esplica le sue 2 ore di trattamento, decide di sviscerarmi tutti i motivi del suo esaurimento. Ma tutti tutti eh! Spaziando dalla sua titolare, al suo padrone di casa, ai suoi ex fidanzati, ad un tipo che l’ha invitata in montagna ma lei odia la montagna (“e se poi lui me sgozza nella bbaita con la neve alta così??? Chi me trova più!”), al cognato che non le dà la figlia da portare in campeggio (pensare a farle portare mia figlia in campeggio mi ha fatto venire un leggero brivido lungo tutto il corpo su cui stava spalmando un ottimo sale scrub), alla madre che era hostess per l’alitalia mentre lei c’ha una gran paura dell’aereo e bla bla bla per due ore di orologio.
Sono uscita stremata.
E ho pensato che al giovedì forse è meglio andare a lavorare e anche fare il corso security tenuto dal collega “corso (cognome) che tiene il corso” (risate registrate) che comincia raccontando dell’incidente del concorde e continua parlando del terrorista con l’esplosivo nelle mutande e dichiarando solennemente che “i terroristi ci osservano sempre”.
Grazie a dio domani è venerdì.
b
| inviato da billo il 1/3/2012 alle 19:22 | |
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28 febbraio 2012
piccolo test per i miei piccoli lettori (cit.)
Ipotizziamo che R sia un venditore di mele. Ha venduto mele
per tutta la sua vita adulta, MA non ha mai mangiato una mela in vita sua.
È a cena insieme a B, che è una ghiotta mangiatrice di mele,
e a A e D che non hanno mai mangiato mele in vita loro, ma sono incuriosite
dall’articolo.
R si spertica in lodi sulle mele (che lui vende,
ricordiamo), spendendo molte parole su come mangiarle e in che modo gustarle al
meglio.
B ama le mele, ma ha una visione un po’ diversa del suddetto
frutto rispetto a R ed esprime il suo parere.
Domanda: se voi foste in A o in D a chi dareste più credito?
Ad R che le mele le vende ma non le mangia o a B che le mangia e a cui
piacciono molto?
| inviato da billo il 28/2/2012 alle 18:32 | |
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27 febbraio 2012
thelma
THELMA
Thelma è una delle amiche del cuore.
Come dice il nome stesso, lei è la mia thelma, io la sua louise, ma con un lieto fine.
Thelma è una scienziata ed ha un lavoro serio, cioè uno di quei lavori facili da spiegare anche ai bimbilli, non come il mio o quello dei nostri rispettivi coinquilini.
Thelma spesso mi dà la versione scientifica del problema che a me manca (la visione scientifica, mi manca, non il problema, di problemi ne ho da vendere, di varia entità, per giunta).
Con thelma programmiamo fughe romantiche, condividiamo lati oscuri, facciamo riunioni di famiglie divertenti (le riunioni e le famiglie).
Thelma ha sangue romagnolo nelle vene e glielo invidio anche un po’. Perché lei zitta non ci sta quasi mai e ti deve dire come la pensa. E di solito la pensa bene.
L’epifania della nostra amicizia è avvenuta in ludoteca, un pomeriggio che eravamo là con i bimbilli e a lei è esploso un brufolo. Che lo so che come epifania di un’amicizia profonda e sentita come la nostra, sembra un bel po’ prosaica. Però, tra tutto il panorama delle mamme fighette che mi circondava in quel periodo, subito dopo il nostro trasloco nella casa nuova, una mamma buffa a cui scoppiava un brufolo sembrava davvero mandata dal fato per farmi sentire meglio.
Comunque.
Thelma c’è sempre stata: prima, durante e dopo.
Che sembra un po’ un’esagerazione, ma a me tutta la faccenda sembra proprio che abbia diviso la vita (mia e della mia famiglia) in un “prima”, un “durante” e un “dopo”. Una specie di spartiacque, una sorta di A.C. e D.C. personale. E lei comunque c’era.
thelma c’era prima con un bimbillo e dopo c’era anche con una nana nuova, che è poi la prima amica della nana mia, che ha fatto le sue prime uscite nonché esperienze sociali proprio con lei.
Thelma è anche depositaria di alcune (forse tutte) delle mie ultime volontà. Ogni volta che la temperatura mi sale sopra i 38°, lei sa di essere unica e sola beneficiaria di certi miei averi, quali i trucchi della kiko, il magic bullett e altre cose, di dubbio valore intrinseco ma di notevole valore per me. Oneri e onori.
Con thelma cerchiamo sempre di incastrare mille cose per dedicarci un paio d’ore in esclusiva e, a volte, non è facile, lavorando entrambi i mariti per i servizi segreti e avendo, a loro volta, molte più cose (e molto più importanti delle nostre) da incastrare rispetto a noi.
Ma alla fine ce la facciamo. Quasi sempre.
A volte mi sembra che thelma abbia solo amiche con i capelli rossi e bravissime a fare cose, tipo scrivere in bella calligrafia o cucinare, e ogni tanto mi vengono i triboli per l’ansia da prestazione. Ma poi mi passano e credo che il fatto che io abbia pensato a lei quando ho deciso un destinatario per il mio magic bullett in caso di mia prematura dipartita, mi faccia ben piazzare nella classifica delle sue amiche.
Io a thelma le voglio un bene dell’anima. Ecco.
| inviato da billo il 27/2/2012 alle 12:55 | |
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23 febbraio 2012
una nuova sfida
Allora, intanto cominciamo col dire che oggi è giovedì.
E sul giovedì, ora che lavoro come una persona normale, dal lunedì al venerdì, mi son fatta tutta una teoria.
Il giovedì è il giorno sfigato della settimana. Troppo lontano dal week end precedente e ancora non abbastanza vicino al week end successivo.
Il giovedì, insomma, è il giorno del down.
Oggi ci sto provando, a reagire. Mi sono messa anche il mio nuovo cappottino ottanio. Ma è ancora presto per dire se ho svalicato o meno.
Comunque.
Ieri ho affrontato un’altra delle nuove sfide che mi sono posta questa’anno: il dentista.
Portata dai sensi di colpa e per puro spirito di amicizia nei confronti di L., il mese scorso ho deciso di abbandonare ogni paura e andare da un dentista, per un controllo, una pulizia e basta.
In realtà, sapendo che L. ha una paura fottuta del dentista, volevo brillare e fare la parte della coraggiosa, tipo accettare di fare la pulizia senza anestesia e cose del genere. Sono anche riuscita nel mio intento (“ma le signorina è mooooolto più coraggiosa della sua amica!”) ma, alla fine, come nella maggior parte dei casi, mi si è rivoltato tutto contro, finendo per macchiarmi di hybris, tracotanza. E quindi gli dei hanno dovuto punirmi.
Il dentista giovane, con la sua faccetta da pupo (nel senso di cantante ma anche no), alla fine mi ha trovato due carie. Una da niente e una no. Quindi mi ha dato appuntamento per la settimana successiva.
Io, totalmente inesperta di queste faccende (mai avuto carie in vita mia…ora non posso più dirlo), ero terrorizzata dal fatto che mi dovesse fare un’anestesia tramite siringa prima di curarmi ‘sto benedetto dente. Così:
1) L’ho implorato di non farlo e lui ha deciso di usare il laser (figata fotonica, perché davvero si sente poco o niente, solo puzza di osso strinato)
2) Ho scatenato il divertimento dell’infermiera ridanciana che ora, appena mi vede, comincia a girare per l’ambulatorio con in mano un siringone da cavalli, ridacchiando come una stupida ogni volta che mi vede impallidire
Comunque.
Le due carie, in due appuntamenti diversi (io avrei voluto fare tutto in una volta, ma per me è fisicamente impossibile tenere la bocca spalancata per tutto quel tempo…e qui si apre un capitolo a parte che tratteremo più avanti) sono state curate.
Peccato che ieri mi sia venuta voglia di chiedere al dentista pupo la causa del rumore che la mia mandibola produce ogni volta che mastico qualcosa.
Mi ha fatto aprire e chiudere la bocca e ha chiamato il padre (“che ne ha viste molte più di me”).
Anche il padre ha sentito tutto un gran rumore, ha deciso di farmi una panoramica (che fino ad ora associavo agli umarells e alle loro dentiere).
Esito della panoramica: infiammazione di un a parte della mandibola, la stessa parte come consumata e, dulcis in fundo, un’altra cazzo di carie che ad occhio nudo non si vedeva.
Quindi mi sono vinta un altro appuntamento per la carie (e subito l’infermiera ridanciana si è fatta un girop per l’ambulatorio, sogghignante, con la sua bella punturona in mano, sventolandomi sotto il naso un ago da cavalli) e poi tutta una serie di ipotesi di intervento sulla mandibola ‘ncasciata.
Mi ha anche ordinato di tenere a riposo la bocca per almeno un mese. Scatenando gioia e festeggiamenti in tutto il corridoio del terminal e, probabilmente, anche nella testa del coinquilino che però non ha diritto di manifestare la sua soddisfazione.
Ma questo è un altro capitolo.
b
| inviato da billo il 23/2/2012 alle 15:22 | |
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21 febbraio 2012
ricominciamo?
Il fatto che siano passati quasi
3 anni che non scrivo su questo blog mi inibisce un bel po’.
Questo blog è stato il mio primo
bambino, prima del bimbillo, prima della bambina tubo e anni luce prima della
nuova bambina tubo, che è sempre lei, ma è anche un’altra. Come sono un’altra
io, pur essendo sempre la billo, cioè se mi chiamate per strada “ohhh billo!”
io 9 su 10 che mi giro (forse non l’avrei fatto ieri che avevo le orecchie
completamente tappate, ma andando dal “dottOTORINO”, ora le ho libere e vi sento
anche se mi chiamate per strada).
Come tre quarti dei miei 25
lettori (cit.) sa, di acqua ne è passata un bel po’ sotto i ponti in questi
ultimi 3 anni. Non voglio dilungarmi sulle cose grosse, preferisco raccontare
un po’ di quelle nuove.
Intanto ho un nuovo lavoro. Non
sono più a contatto con i beneamati passeggeri, ma lavoro in un ufficio, sempre
in aeroporto, ma in un ufficio col mio nome di fuori. Il che non è che sia,
come pensa mia mamma, sinonimo di promozione. Neanche una punizione. È una cosa
diversa. Stop.
Per farla pomposa, ora mi occupo
dei contratti di appalti di servizi del terminal, per spiegarla meglio, all’80%
del mio tempo mi occupo dei cessi dell’aeroporto. Ok, dell’appalto delle
pulizie, il che significa per l’80% del tempo dei cessi. Stop. Fine. Amen.
Detta così sembra un po’ greve, e
infatti non l’ho mai ben spiegata a mia mamma (che, ripeto, sapendo che ho un
ufficio mio, che non porto più la divisa e che non ho più orari allucinanti,
pensa sia stata promossa). In realtà è molto meno brutta di come la si dipinge.
Non devo neanche occuparmi
personalmente dei reclami sui cessi sporchi dell’aeroporto.
Che non sono sporchi perché gli
omini non li puliscono. Insomma: quasi mai lo sono per quel motivo, ma molto
più spesso sono sporchi perché la gente è sozzona in maniera profonda e
vergognosa. Ma questo è un altro discorso.
Ho dei nuovi colleghi e anche dei
nuovi amici. I due insieme si intersecano, ma non si sovrappongono. Ma va bene
così. In fondo ero abituata al collega t (qualche affezionato della prima ora
se lo ricorderà), quindi adesso è (quasi) tutto grasso che cola.
Ho la nuova collega giovane c.
che mi fa usare termini quali “fotonico” senza che me ne vergogni.
Ho un sacco di colleghi nella
manutenzione (che mi suona davvero operativo, da dire, e mi riempie un po’ la
bocca) e anche nella ICT (che è molto figo anche solo da pensare).
La mia strada si è incrociata di
nuovo con delle vecchie conoscenze. E la cosa ha preso una gran bella piega.
Nota ma nuova. Che davvero riempie il cuore.
Ho un nuovo capo, M***A, cosa che
ha sconvolto quel piccolo sciovinista del bimbillo.
Bimbillo: “come si chiama il tuo
capo, mamma?”
Mamma: “M***A”
Bimbillo, vagamente sconvolto
(per quanto un tipo pieno del suo aplomb possa risultare sconvolto, insomma): “mamma,
allora si chiama M***O”
La Mamma, ancora più sconvolta
per avere allevato un piccolo bimbillo maschilista e retrogrado col latte del
suo seno, è partita con tutto un pippone sul fatto che i capi possono essere
anche femmine e bla bla bla. Al che partecipava anche la nana, molto più
preoccupata del fatto che si potessero o no mangiare i cioccolatini portati dal
suddetto capo da Copenaghen.
Ho sempre lo stesso coinquilino. E
avevo scritto delle gran belle cose su di lui, ma dieci minuti fa è arrivato in
camera, ha detto “eh ban ban, il computer a letto è da malati”, ha spinto un
interruttore e ha spento il suddetto computer, cancellandomi metà della roba
che avevo scritto. Quindi mi risulta difficile ripescare le parole con cui
avevo detto che era sempre un bravo coinquilino, che in questi tre anni l’ho
anche risposato e che malgrado tutto restava il mio centro di gravità
permanente (cit.) e così via. In questo preciso istante lo odio anche un
pochino. Quindi sospendo ogni giudizio e lo rimando ad un altro momento.
Ho dei nuovi amici, extra
aeroporto.
In particolare c’è L. con lei ci
siamo incrociate in modo che tutto o quasi remasse contro la nostra amicizia, e
invece è andata esattamente al contrario.
Lei è una delle pochissime
persone che conosce dei miei buchi neri, li sopporta, li condivide, cerca anche
di farmeli comprendere o accettare, senza mai giudicarli.
L. sa che le manca solo una cosa
che potrebbe fare in modo che io mollassi tutto e tutti per rifarmi una vita
insieme a lei in qualche angolo sperduto del mondo. Ma dubito che questa cosa
le spunti nottetempo, quindi tutti quanti possono stare tranquilli che una vita
non me la rifarò da nessuna parte con lei.
C’è sempre il bimbillo, che di
bimbillo ha ormai poco. Ha cominciato le elementari con profitto (come ha
scritto la maestra esigente sulla pagella), ha perso qualche dente, nuota come
un pesce, ha sempre più del ragazzetto. Non si fa baciare se non da poche
persone, mamma esclusa. Mamma che a volte è costretta a prenderlo con la forza,
buttarlo sul letto e strapazzarlo un po’. Ha uno sguardo tra il sarcastico e il
furbetto da ragazzino grandi, anche se ha solo 7 anni.
E c’è l’ex bambina tubo, che non
riuscirò mai più a chiamare così perché mai nomignolo fu più evocativo di
quello, visto che per un anno esatto si è portata incollata dentro al suo
pancino un tubo vero, con medicazione settimanale e tutto quel che consegue.
Quindi ancora adesso, dopo quasi
3 anni, mi chiedo come mai mi sia venuta la balzana idea di darle quel
nomignolo del cazzo. Ma va bè, le domande sono tante e quasi tutte in sospeso,
senza una risposta.
Alcune pesano e mi tengono ancora
sveglia la notte se ci penso. Altre scivolano più leggere e sono diventate
quasi mitologia famigliare. Ma comunque c’è poco da fare con le domande: o da
qualche parte gli si risponde, oppure continuano a rimbalzare nella testa, tipo
pallina dell’arkanoid. E spesso la mia testa mi sembra lo sfondo dell’arkanoid,
con tutti quei muretti da tirare giù, i proiettili da schivare, la pallina che
rallenta o comincia ad andare a bomba un
po’ a caso.
Ma almeno la fase criceto mi è
passata. Forse.
Per un (ri)inizio che voleva
essere soft, solo di riavvicinamento al mezzo mi sembra anche di aver
esagerato.
E poi è arrivato il bimbillo che
ha dei rutti e “ci manca poco” che debba vomitare.
Quindi passo. E chiudo.
b
| inviato da billo il 21/2/2012 alle 22:54 | |
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