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5 dicembre 2012

piccola meditazione serale

 

Stasera vorrei spezzare una lancia, possibilmente in maniera netta, ben piazzata e proprio nel punto preciso equidistante da entrambe le scapole, sulla schiena di una tizia che mi ha fatto compagnia sabato pomeriggio, mentre, proprio come lei, preparavo la cena per i nostri amici (cioè la famiglia thelma & eliarossi & figli).
La tizia ha un nome incomprensibile e impronunciabile, anche se è italiana (wikipedia docet).
Ha un cognome nobile. Forse. A me suona nobile, insomma.
Ed è insopportabilmente spocchiosa. E azzimata. E figadilegno. E malgoduta.
Per spiegarmi meglio, cito le sue testuali parole da una rubrica per spocchiose che, ahimè, ho scoperto tiene su una rivista da cesso a cui io stessa sono abbonata:
  “Preparare la casa per le feste non significa solo sistemare gli addobbi e fare l’albero, ma anche prepararla a ricevere in modo caldo e familiare gli ospiti. Che non vengono da noi solo “per mangiare bene” ovviamente, ma anche per condividere con noi lo spirito delle feste e del Natale: un momento di riunione della famiglia che passa, indubbiamente, per la tavola.
Una volta, due anni fa, ho fatto un esercizio simpatico prendendolo alla lettera da un libro che stavo leggendo e – con me – ha funzionato. Nulla di difficile, né di lungo da fare. Perfetto per una domenica pomeriggio, come oggi. Ma anche per qualunque sera della settimana. L’esercizio consiste nel guardare la propria casa come se fosse quella di un’altra persona. Sembra una cosa buffa, lo so, ma ha la sua base pratica. Quando entriamo in casa d’altri per la prima volta, innegabilmente, ci formiamo una prima opinione delle persone che abitano tra quelle mura. Dunque, fai il giro dell’isolato, scendi a portare il cane a fare una passeggiata, vai a prendere un caffè o semplicemente concediti 15 minuti di aria aperta per liberare la mente dalle immagini acquisite e “salvate su disco fisso nella tua mente” relative a casa tua. Al rientro, apri la porta e guarda la tua casa come se non fosse tua. Annusa l’aria. Ti piace? Guardati intorno. Cosa vedi?  Un luogo accogliente dove desiderare di passare del tempo o un luogo disordinato? Dove vorresti sederti? Quale stanza ti piace di più?”
 (il grossetto sottolineato è mio, ovviamente).
Porrei subito l’accento sull’espressione “spirito delle feste di Natale”, su cui, in fondo, ho ben poco da dire, se non il fatto che alla terza riga di testo siamo già alla fiera delle banalità (che va bè, del resto anche il fatto che gli amici vengano “non solo per mangiare bene” non è certo un concetto innovativo).
Ora passiamo all’ “esercizio simpatico”. Simpatico cosa, cazzoboia?!? Un simpatico esercizio! Ma certo. Sentiamo l’esercizio simpatico, che così presentato ha già un’aura di minchiata che la metà basterebbe.
Per fortuna la nostra amica ci rassicura subito “nulla di difficile né di lungo da fare”. Ah! Meno male…Possiamo tutti tirare, all’unisono possibilmente, un sospiro di sollievo. Trattasi di esercizio “perfetto per una domenica pomeriggio, come oggi. Ma anche per una qualunque sera della settimana”. Probabilmente intende una domenica pomeriggio in cui, non avendo un cazzo da fare, e avendo voglia di fare un cazzo, si decide di stare in tuta tutto il giorno, passando dal divano al letto, dandola vinta ai nani e al coinquilino su qualsiasi cosa/richiesta pur di non sentirli urlare/piangere/lamentarsi. Quando, cioè, come pranzo domenicale, si decide di chiamare una pizza da asporto a pranzo e, come cena domenicale, si opta per un’altra pizza da asporto, perché davvero non si ha voglia di muovere neanche un cucchiaino da thè.
Per quel che riguarda la qualunque sera della settimana, la nostra amica intende sicuramente una qualunque sera in cui non si ha la forza neanche di togliersi il mascara dagli occhi dalla stanchezza e si stramazza addormentate sul letto, possibilmente vestite, dopo aver cucinato/dato da mangiare ai nani/discusso su quanti capitoli di geronimo stilton si leggono/rabboccato più volte le bottiglie dell’acqua/urlato al coinquilino di scollarsi dalla tazza del cesso dove sta leggendo un numero di 3 o 4 settimane prima del già citato giornale da cesso perché entrambi i figli hanno la cacca/urlato per mezz’ora la minaccia peggiore che una mamma possa immaginare per costringerli ad inchiodarsi nel letto e almeno fingere di dormire. Ecco, una sera qualsiasi di queste, direi che siamo pronte per procedere al simpatico gioco che ci propone la nostra azzimata amica figadilegno.
Il giro dell’isolato (devo attraversare il passaggio a livello o no? Passare lungo la cancellata dei giardini dei tossici o no? Attraversare il crocchio di umarells che stazionano davanti al barazzo o no?) serve a concedersi 15 minuti di aria aperta per liberarsi delle immagini acquisite, insomma.
Le mie  immagini acquisite di solito riguardano lo zaino pieno di ruscaglia del nano (compreso di un astuccio completamente sprassolato in cui al posto giusto forse c’è solo il pennarello grigio mentre tutto il resto è buttato alla rinfusa), la maglia piena di padelle della nana, ma è l’unica che vuole mettere per andare a scuola e se gliela lavo nottetempo la mattina, con tutta ‘sta umidità, col cazzo che è asciutta quando deve mettersela e quindi, per evitare al resto della famiglia (io millanto di voler arrivare a lavorare presto per organizzarmi meglio la giornata, in realtà quello a cui aspiro è solo smollare l’onere della preparazione dei nani ad altri) le urla belluine della nana contrariata per non indossare la sua maglia preferita, gliela si lascia indossare per settimane se non mesi. Altre immagini varie possono riguardare i cessi luridi dell’aeroporto, la fotocopiatrice inceppata, il collega isterico e altre amenità equivalenti, a seconda.
Ah no. Dovevo liberarmi delle immagini acquisite relative a casa mia. Ma ormai ho liberato la mia mente di tutte le altre immagini di cui sopra e non ho la forza per passare alle altre.
Quindi passo direttamente alla domanda diretta: “Guardati intorno. Cosa vedi?  Un luogo accogliente dove desiderare di passare del tempo o un luogo disordinato? Dove vorresti sederti? Quale stanza ti piace di più?””
Mi guardo intorno. Cosa vedo? Cosa vedo eh? Vedo un aerosol fatto a metà in bilico sul mobiletto perché la nana ha deciso che farlo tutto la annoiava. Vedo due scatole dell’ikea appena comprate già piene di cianfrusaglie. Un tavolino basso di uno strano tessuto tipo velluto marrone anni 70 con ripiano in vetro (che un giorno cederà sotto il peso della nana che ci fa la cubista sopra) pieno di altre cianfrusaglie. Un divano di seconda mano che ha l’angolo storto rispetto all’angolo della nostra sala, cioè: comunque lo si volti o ha un lato in mezzo alla stanza o un lato sotto alla finestra e davanti al termosifone (dove non rischiamo più l’effetto pastorizzazione solo perché l’estate scorsa abbiamo speso una cifra imbarazzante per rifare gli infissi delle finestre ed evitare così gli spifferi, effetto siberia, che ci segavano il collo nelle dolci serate invernali). Anche il divano è pieno di cianfrusaglie, ça va sans dire, quindi lo escluderei subito dal posto in cui vorrei sedermi. Anzi: in cui potrei sedermi. Ci sono anche diverse pile di CD, DVD e VHS (sì, VHS e allora?) in equilibrio più che precario di fianco alla tv. Vedo, tutto intorno alla tv, anche fili annodati di robe da play station. E uno scatolone di pennarelli/matite/pennarelli senza tappo/matite senza punta.
Potrei andare avanti così per ore con altre immagini di particolari di cui avrei dovuto liberarmi.
Ma devo rispondere alla tua domanda, cara amica azzimata nonchè figa di legno.
È un luogo dove desiderare di passare del tempo?
Sì sì, è proprio un luogo in cui desidero passare del tempo, IL luogo in cui desidero passare del tempo, praticamente sempre.
Sempre quando non desidero scappare alle Maldive, da sola, per almeno 15 giorni, nel silenzio più assoluto e in condizione di inerzia totale, sotto al sole, sorseggiando succo di ananas fresco, senza neanche voler fare lo sforzo di leggere la rivista da cesso che ci arriva settimanalmente (con almeno 5 giorni di ritardo rispetto alla sua uscita in edicola) a casa.
Oh.
 




permalink | inviato da billo il 5/12/2012 alle 11:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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