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3 febbraio 2013

super amici

Ieri sera sono venuti a cena il super amico dell’ire, Luca,  e i suoi genitori, la Petra e Davide.

La Petra è altissima, magrissima, capelli lunghi, sinuosa come una modella.

Davide è il vecchio dell’alpe bulgneis, si è anche fatto crescere la barba per entrare meglio nel personaggio.

Sono una bella coppia. Lei sembra fargli da confine, dastaccionata, a lui che divaga e va oltre e sembra sempre sul punto di partireper molto lontano. Ma poi è qui che resta.

Sono una super mamma e un super papà oppure, più banalmente,hanno un super figlio.

Con loro ci siamo visti prima in pigiama che con i vestiti dafuori. Il che, nella vita normale non è poi tanto normale. Anzi: è piuttostostrano. Non ricordo esattamente quando e come, ma loro per noi e viceversa, daquando siamo entrati in quella specie di mondo di Oz stralunato, ci sono semprestati.

 La nana e Luca sono coetanei. Avevano malattie diverse, ma il succo era lo stesso: giorni di reclusione, un tubo in mezzo al petto, medicine che facevano male per poi (eventualmente) farli stare bene, isolamento, mascherine, pappe strane mangiate in sala giochi, dentro e fuori dalla pancia della balena stando attenti a non inciampare nel filo, attenzione la pompa suona bisogna attaccarla che è scarica, dobbiamo andare a fare la medicazione aspettateci qui eh, a che ora viene il tuo cambio, finalmente dorme sono sfinita e cose così.

Abbiamo un bel fardello di ricordi di quel mondo al contrario.

Mondo in cui si sovverte l’ordine naturale di tutto.

In cui l’attesa non è per un figlio che nasce (come, fino aquel momento, credevo fosse l’unica possibilità) ma anche per un figlio che se ne va. E se ne sono andati,di figli che noi e la famiglia del vecchio dell’alpe e della Petra avevamo incomune.

Perché un’altra gran stranezza di quel mondo è che tutti ifigli diventano figli di tutti, di una specie di branco che li vuole salvare,preservare, curare e riportare a casa. E a volte ci si riesce, ma a volte no.

E, inevitabilmente, ogni volta che ci vediamo, io e la Petra cominciamo a parlare dei figli che abbiamo perso e li ricordiamo e ci viene il magone e pensiamo a quei genitori più sfortunati di noi con cui magari un po’siamo rimasti in contatto, ma poi piano piano non li sentiamo più, ma restano nel cuore.

Poi di solito il vecchio ci cazzia, e ci urla di smetterladi parlare di quelle cose, che è finito quel periodo, che non dobbiamo pensarcie io per ammansirlo gli do del formaggio buono. Al vecchio dell’alpe, si sa,piacciono molto i formaggi buoni.

E si ride, si cazzeggia, si beve un grappino e abbiamo laprova che comunque si va avanti.

I nani scorrazzano per casa, si abbracciano e si fannoscattare foto.

Il nano grande attacca una gran tomella al vecchio su starwars e io e la petra torniamo a ricordarci del bimbo devastato da un tumore alcervello con la mamma tanto giovane.

Il coinquilino non dice niente, ma so che una parte di luivorrebbe dimenticare e basta, mentre un’altra parte deve tener ben presentetutto perché non si può semplicemente rimuovere.

Alla fine siamo comunque tutti molto rasserenati dallo stare insieme. Sopravvissuti ad un grosso naufragio, con ancora un po’ di strada da nuotare prima di arrivare sulla terra ferma, ma a buon punto.




permalink | inviato da billo il 3/2/2013 alle 20:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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