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15 febbraio 2013

il crogiuolo di mamme 2: la pizzata

 

Diciamo che anche questa è andata.
E non devo più pensarci.
E non devo più aspettare il momento con ansia.
Come col dentista: tolto il dente tolto il dolore.
Ma è stata faticosissima.
Ne sono uscita provata.
Fisicamente.
Mi riferisco alla pizzata di mamme, ovviamente.
L’altra  sera, invece che starmene a casina, accoccolata sul divano, ad accudire i figli che svomitacchiavano, a pungolare il coinquilino sul fatto che non è mai a casa, a placare gli animi degli amici che litigavano per questioni di principio ma, soprattutto, a guardare sanremo, malgrado il freddo, le intemperie e le stanchezze di una dura giornata di lavoro, mi sono rimessa le scarpe e ho raggiunto il meeting point per la pizzata.
All’inizio tanti sorrisi, tante carezze sulla schiena, tanti convenevoli.
Arrivano le pizze, la coca cola, la birra e bla bla bla.
Poi la mamma senza remore (eufemisticamente parlando) ha buttato lì la frase “oh ma allora delle maestre cosa dite?!?” e da lì si è un po’ scatenato l’inferno.
Ora non è mia intenzione farvi un verbale di quello che è stato detto e di quello che non è stato detto.
Sappiate solo l’oscar della mamma rompicoglioni è stato assegnato a chi non posso dirlo nel momento in cui taaa daaaaan ha tirato fuori dalla borsa i quaderni della figlia maggiore per dimostrarci che i nostri sono indietro rispetto al resto dell’umanità (di cui la sorella è un esemplare statisticamente rilevante).
N.d’a. : la sorella maggiore  in questione, che fa la quinta, a quel che pare è l’individua undicenne che, passando durante la ricreazione di fianco ai piccoletti li apostrofi, con faccia truce e tono minatorio, con epiteti tipo “deficienti” (il nano ne fa un’imitazione assolutamente paurosa).
Detto ciò, alla fine della pizza, alla fine del dibattito, alla fine di tutto, ho fatto il mio intervento sul cui senso vi ho già ammorbato in precedenza e mi hanno tirato una bella croce sopra.
E non sto dicendo per dire, ma con cognizione di causa, visto che ieri, una delle mamme dello zoccolo duro (quella fasulla più della classica moneta da 3 euro), vedendomi uscire dall’aula dove le maestre mi avevano consegnato la pagella del nano, ha interloquito con me con un dialogo veramente da cinema. Del tipo “ah ciaaaaaaoooo carissimaaaaaaaa!! Tutto bene? Hai poi parlato con le maestre? …[pausa]...ah…no, vero….tu sei una di quelle…..” (n.d’a. : porre particolare attenzione sui puntini di sospensione e sulla pausa).
Le ho risposto che effettivamente ero una di quelle, l’ho salutata e me ne sono andata, voltandole le spalle.
Ora sono qui, un po’ col magone un po’ incazzata. Che mi rimiro la mia bella lettera scarlatta cucita sulle spalle che le ho girato.
Me ne farò una ragione.




permalink | inviato da billo il 15/2/2013 alle 15:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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